Menu principale:
Terre dei Castelli > Savignano
La statuetta della Venere di Savignano è più antica di 30.000 anni.
"Venere di Savignano" (serpentino tenero; h. 22 cm).
Raccolta nel 1925 a Savignano sul Panaro in provincia di Modena da operai che scavavano le fondamenta di una casa.
Precisamente, il ritrovamento della Venere di Savignano avvenne per opera di un operaio di S. Agata Bolognese di nome Olindo Zambelli che la raccolse fra la terra che usciva dallo scavo di fondazione di un rustico a Prà Martin, località di Savignano sul Panaro.
Purtroppo l'operaio è morto nel 1974 e di lui ne parlò solo il giornale locale di quel tempo.
La piccola scultura dopo essere passata per diverse mani giunge in quelle di un grande nostro artista che è lo scultore e pittore Giuseppe Graziosi di Savignano il quale si rende conto delle alte qualità artistiche.
Così ne fece dono allo Stato e si raccomandò di porla al Museo di Modena.
Alla fine però la scultora fu data al Museo Nazionale Preistorico Etnografico di Roma.
La statuetta suscitò molto interesse e accese polemiche fra gli studiosi che erano in disaccordo sull'età da attribuire al reperto.
I seguaci della scuola romana che si rifacevano al Pigorini la consideravano neolitica, gli studiosi che facevano capo ai grandi nomi della paleontologia italiana ed europea credevano che fosse del Paleolitico superiore.
Sul significato culturale della scultura si presume (per il naturalismo con cui sono rese alcune parti femminili, come il seno, i glutei e il ventre, e sono state trascurate altre come la testa, gli arti superiori e i piedi) che la statuetta sia legata al culto della fecondità o della donna madre.
Inoltre la Venere di Savignano è alta 22 cm ed è tra le più alte fra tutte quelle ritrovate.
Il luogo esatto di ritrovamento del reperto non è noto, ma ci sono motivi per presumere che si trovava ad una profondità di circa un metro, perciò dentro il suolo.
Dalle relazione dello scavo del 1926, si deduce che il suolo sul luogo d'origine del reperto era composto da un sottile strato vegetale, sovrastante ad un terreno argilloso compatto e fortemente colorato, dapprima in giallo poi in rosso, e con presenza di notevole screziature ferromanganesifere.
Ad una profondità di circa 1.50 metro l'argilla poggiava sul deposito ciottoloso, notevolmente alterato, del terrazzo fluviale.
In base questa descrizione ed all'osservazione dei campioni indisturbati, il suolo ha potuto trovare la sua collocazione nella cartografia pedologica moderna della Regione Emilia Romagna.
Inoltre, dall'osservazione dei campioni del profilo risulta una tessitura fortemente limosa (limo 60%), perciò si potrebbe trattare di depositi di loess, sovrapposti alle ghiaie.
In questo studio paleoambientale si è verificata dunque una precisa coerenza tra i dati archeologici, geologici, pedologici e paleoclimatici, che confluiscono tutti verso l'ipotesi di una posizione primaria della statuetta.
Nel territorio di Savignano sono segnalate industrie gravettiane (Paleolitico Superiore) e un insediamento neolitico.