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Uomo e Natura > Sport acquatici
Nuotare significa muoversi nell’acqua usando braccia e gambe per procedere.
Molti animali nuotano, e lo fanno istintivamente, solo gli esseri umani devono imparare a nuotare.
Gli animali acquatici sono dotati di appositi organi per il nuoto: dai flagelli e dalle ciglia di molti protozoi alle pinne dei pesci e dei mammiferi acquatici, alle zampe palmate degli uccelli che vivono presso l'acqua.
Esistono molti mammiferi che, pur non avendo accorgimenti particolari, sanno nuotare con abilità: l'orso polare, l'ippopotamo, le lontre, il castoro svolgono nell'acqua la maggiore parte delle loro attività.
Anche l'uomo non ha strutture particolari per spostarsi nell'acqua, ma è in grado di sostenersi a galla con alcuni movimenti.
Il nuoto può essere praticato in due modi diversi: ricreativo o agonistico.
Il nuoto ricreativo, praticato in piscina, oppure al lago o al mare, è una delle
migliori attività fisiche esistenti.
Il nuoto agonistico è invece uno sport estremamente impegnativo, nel quale gli atleti competono gli uni contro gli altri per realizzare il miglior tempo.
LE ORIGINI DEL NUOTO
Il nuoto era un’attività fisica molto apprezzata sia dagli antichi greci sia dai romani;
era considerata anche un ottimo allenamento per i guerrieri.
Anche l’antico Giappone praticava questo sport, e nel I secolo a.C. si tenevano già delle competizioni.
Come attività agonistica il nuoto oggi è diffuso in tutto il mondo: sport nazionale in diversi paesi come il Giappone, Australia, Olanda, Ungheria, specialità obbligatoria e tra le più importanti del programma olimpico, del quale entrò a fare parte nel 1896 (1912 per le donne).
La più antica rappresentazione di nuotatori si trova in un bassorilievo di Ninive (XI secolo a.C., conservato al British Museum)) che ci mostra uno stile molto vicino al moderno crawl; le successive testimonianze dell'antichità, molte delle quali romane, fanno invece pensare allo stile "a rana".
Presso gli antichi il nuoto doveva essere cosa indispensabile per un giovane e soprattutto per un soldato, a giudicare dal detto greco: "Non sa né nuotare né correre" o da quello romano: "Non sa né nuotare né leggere".
Il primo trattato di nuoto, del tedesco Wynmann, risale al 1583.
Ad esso ne seguirono altri.
Fu appunto verso la fine del 1700 che lo sport del nuoto fece la sua comparsa con la creazione in Germania dei primi stabilimenti balneari e dei primi club di nuoto.
Nel XIX secolo ricevette nuovo impulso, particolarmente in Gran Bretagna, dove erano nate molte società, ed è appunto a Londra che, nel 1837, si disputarono le prime competizioni agonistiche.
In Italia il nuoto arrivò con un certo ritardo quando ormai negli altri paesi aveva già superato la fase pionieristica.
La prima associazione italiana di nuoto, chiamata "Rari Nantes" fu fondata da Achille Santoni, un grande pioniere del nuoto italiano, a Roma nel 1891; altre "Rari Nantes" sorsero a Genova e a Milano nel 1895.
Durante il Medioevo, al contrario, il nuoto cadde quasi completamente in disuso in Europa: si pensava che immergersi in acqua aumentasse il rischio di contrarre una delle molte malattie epidemiche (come la peste) diffuse all’epoca.
Questo timore in seguito scomparve e, a partire dal Novecento, tutto il mondo iniziò
ad apprezzare il nuoto come una delle attività fisiche più salutari.
GLI STILI DEL NUOTO
Gli stili del nuoto agonistico sono quattro:
Stile libero (o crawl).
È lo stile di nuoto più veloce: le braccia si muovono alternatamente, mentre le gambe hanno una funzione equilibratrice.
Elementi importanti sono la posizione del corpo, che deve essere il più possibile orizzontale, e il coordinamento dei movimenti.
La testa è parzialmente immersa e ruota ora a sinistra ora a destra per consentire la respirazione.
Dorso: I movimenti sono gli stessi dello stile libero, con la fondamentale differenza che nel dorso si nuota in posizione supina (cioè "a pancia in su").
Proprio per questo motivo alcuni nuotatori non amano il dorso, per via del difficile orientamento nell’acqua; altri, al contrario, lo apprezzano per la
facilità del galleggiamento e per il fatto che il viso del nuotatore rimane fuori dall’acqua.
Rana: È lo stile più lento, e non è facile da eseguire correttamente e velocemente.
Nella rana le braccia si allungano in avanti dal petto e quindi si riportano
al petto con un movimento di trazione; simultaneamente, le gambe si piegano e, distendendosi, imprimono un'energica spinta in avanti.
Sono le gambe a determinare la propulsione.
Farfalla o delfino: È lo stile più faticoso, perché richiede una notevole forza e un perfetto coordinamento di gambe e braccia, e dopo il crawl, è lo stile
più veloce.
I movimenti sono simili a quelli dello stile libero, con la differenza che sia le braccia, sia le gambe si muovono simultaneamente.
Le gare di nuoto sono articolate in 4 specialità: stile libero, durante il quale gli atleti usano il crawl, rana, farfalla, dorso; ad essi si potrebbbe aggiungere il delfino, ma nel regolamento internazionale tra delfino e farfalla non c'è distinzione.
Il crawl è lo stile principe in quanto è il più elegante e quello che permette la maggiore velocità; tutti gli altri sono innaturali e trovano il loro motivo d'essere soprattutto nella tradizione.
Il carattere fondamentale del crawl consiste nella continuità dell'azione, mentre in stili come la rana, la farfalla.. si procede a scatti.
Inizialmente la rana erra lo stile più diffuso perchè ritenuto il più efficace: il primo ad essere insegnato ai principianti.
In seguito, però, con il progressivo sviluppo del crawl, avvenuto attraverso stili come l'over e il trudgen, la rana perse gran parte della primitiva importanza e diffusione.
L'over (propriamente overarm, "braccio disopra") praticato dagli Indù del Gange, venne notato dagli ufficiali inglesi che lo importarono in Europa verso la metà del xix secolo.
Con questo stile il corpo stava disteso su un fianco con un braccio immerso e la spinta era impressa dal braccio opposto, che si immergeva come una pagaia e dalle gambe che eseguivano un movimento a rana o anche una sforbiciata.
All'over, una variante del quale è il nuoto alla marinara, succedette, dopo non poche resistenze, il trudgen, che permise di migliorare in maniera rilevante i tempi precedentemente ottenuti.
Con questo stile, in sostanza un doppio over, si passava dalla posizione di fianco a quella orrizzontale ed entrambe le braccia concorrevano ora alla spinta alternativamente, mentre le gambe eseguivano un movimento a forbice.
Fu introdotto nel 1873 dall'inglese Trudgen, che aveva osservato gli indigeni del Sudafrica.
Dal trudgen al crawl il passo fu breve, grazie alle molteplici e rilevanti affinità; così quella continuità d'azione, già rilevabile nel trudgen, venne portata alle estreme conseguenze dal crawl, che in inglese significa "scivolata".
Il crawl comparve agli inizi del xx secolo, per mezzo degli Australiani: i fratelli Wickham, che l'avevano imparato dai nuotatori delle isole Salomone, e Dick Cavill, che lo teorizzò nel 1902; si impose su tutti gli altri stili grazie alle imprese di grandi campioni, come l'hawaiano Kahanamoku e l'americano Johnny Weissmuller, il più famoso Tarzan della storia del cinema (olimpionici: il primo nel 1912 e 1920, il secondo nel 1924 e 1928).
Nel nuoto agonistico si distinguono in 2 settori, comprendenti, rispettivamente, l'uno: la velocità pura, la velocità prolungata, il mezzofondo; l'altro: il fondo e il gran fondo.
Le gare di maratona si disputano, nè potrebbe essere altrimenti, in acque libere, di lago, mare o fiume; le altre su distanze più brevi, si disputano in piscina.
Per stabilire primati validi è necessario che la piscina misuri almeno 50 metri di lunghezza.
Ogni piscina regolarmente deve essere divisa nel senso della sua lunghezza da corsie numerate, formate dda cordate di galleggianti, tese da una testata all'altra e larghe ognuna tra 2 metri e 2,5 metri.
La specialità più prestigiosa è lo stile libero e, nell'ambito di questa specialità, i 100 metri sono senza dubbio la disciplina più importante, che richiede doti di velocità e resistenza, che solo un atleta completo e dotato di grandi mezzi può posssedere.
I campioni nel nuoto sono sicuramente i giovanissimi.
Il loro predominio si spiega con la loro migliore "galleggiabilità", assicurata dalla prevalenza dei tessuti adiposi sui tessuti muscolari ed ossei, che sono più pesanti.
La caratteristica di un buon nuotatore consiste in un certo equilibrio tra la potenza muscolare necessaria a una forte propulsione e la galleggiabilità, garantita dalla prevalenza dei tessuti adiposi.
Oggi i metodi di allenamento hanno raggiunto un livello di specializzazione.
Si inizia con una preparazione a secco, costituita da esercizi ginnici per passare, poi, a una preparazione in acqua.
Recentemente, le tecniche più avanzate hanno dedicato particolari cure alla ginnastica, di fronte alla quale la preparazione in acqua ha perduto molto della sua importanza: con la ginnastica è possibile ottenere un aumento dell'elasticità del torace e della capacità polmonare per una migliore respirazione oppure sviluppare determinati muscoli.
Inoltre, i metodi d'allenamento moderni curano a fondo l'alimentazione e si giovano perfino di trattamenti psicologici d'avanguardia e qualche volta dell'ipnosi.
L'allenamento è diventato molto duro e rigorosamente scientifico per riuscire a fare battere nuovi record ai nuotatori.
Ecco alcune imprese di grandi campioni:
Johnny Weissmuller fu il primo uomo a nuotare i 100 metri stile libero sotto il minuto, lo svedese Arne Borg ottenne il primato sui 1500 metri stile libero resistette per 11 anni;
il giapponese Yamanaka; l'australiano John Konrads; l'americano Thompson Mann, il primo nuotatore a scendere sotto il minuto nei 100 metri dorso, e molti altri.
Fra i campioni recenti ricordiamo gli americani Don Schollander che vinse 4 medaglie d'oro alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 e Mark Spitz che alle Olimpiadi di Monaco del 1972 vinse 7 medaglie d'oro.
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