Terre dei Castelli


Vai ai contenuti

Fiori

Uomo e Natura > Verde

"Ogni fiore ha la sua goccia di rugiada
Ogni fiore il suo profumo
ogni erba la sua segreta virtù."

(da un canto dell'Africa Occidentale)

Anche se c'è una grande variabilità di fiori tutti hanno una struttura di base simile.
Il fiore è costituito da un peduncolo (rametto molto accorcialto che ha alle sue estremità 4 serie di foglioline assai modificate).
Partendo dal basso e dall'esterno queste sono i sepali, i petali, gli stami e il pistillo.
I sepali di solito sono verdastri e servono a proteggere le parti più interne del fiore.
L'insieme dei sepali costituisce il calice.
I petali sono colorati e sono la parte più vistosa del fiore che è chiamata corolla.
I petali servono a richiamare l'attenzione degli insetti e a dirigerli in modo tale che essi operino l'impollinazione.
Gli stami che si trovano all'interno della corolla sono costituiti da un filamento che porta alla sua estremità l'antera.
Nell'antera ci sono i granelli di polline in cui si formano le cellule riproduttive maschili che sono i gameti maschili.
Nella parte più interna e centrale del fiore c'è il pistillo.
Nella sua parte più grossa (ovario) ci sono gli ovuli, la parte allungata (stilo) termina alla sua estremità con una espansione, lo stigma.
Negli ovuli si formano le cellule riproduttive femminili (gameti femminili).
Lo stigma è la parte del pistillo dove si deposita il polline.

L'impollinazione è un'operazione indispensabile perchè si formi il seme e per mezzo di esso la pianta possa riprodursi.
Perchè una pianta con fiore possa riprodursi è necessario che i gameti maschili contenuti nel polline raggiungano e si fondano con i gameti femminili contenuti negli ovuli.
Ciò è ottenuto con l'impollinazione, che consiste nel trasportare del polline dagli stami di un fiore al pistillo di un altro.
Il polline, prodotto in grande quantità nelle antere, viene preso dagli insetti impollinatori o più raramente raccolto dal vento e portato sullo stigma di un altro fiore della stessa specie.
Qui viene catturato da particolari sostanze vischiose e indotto a produrre un tubetto pollinico che attraverso lo stilo raggiunge e penetra negli ovuli dove sono contenuti i gameti femminili.
Quando l'estremità del tubetto pollinico è arrivata in prossimità della osfera essa si apre e accoglie il gamete maschile che la feconda, dando luogo ad una cellula chiamata zigote.
Questa comincia a dividersi e dopo una lunga serie di divisioni forma l'embrione.
Gli altri tessuti dell'ovulo si trasformano in tessuti nutritivi e di protezione dell'embrione originando così il seme.
Una volta maturato il seme si libererà dalla pianta e germinerà per dare un'altra pianta simile a quella che l'ha generato.
L'impollinazione anemofila (cioè operata dal vento) richiede la produzione di grandi quantità di polline per fare sì che almeno qualche granello raggiunga gli ovuli e si operi così la fecondazione e la produzione di semi.
Questo modo di impollinazione fu scarsamente efficiente e si fermò forse 100 milioni di anni fa, dall'evoluzione verso un altro tipo di impollinazione assai più efficiente e sicura.
Ciò avvenne quando sulla terra comparvero le prime piante fornite di fiori che, invece di produrre il polline e gli ovuli su coni diversi, li produssero contemporaneamente in un'unica struttura: il fiore.
In quel periodo erano già presenti sulla terra alcuni insetti più primitivi (ad esempio i coleotteri) e mancavano invece le farfalle, mosche, api..
Alcuni di questi coleotteri abituati a nutrirsi del polline delle gimmnosperme, iniziarono a visitare anche i fiori per suggere il nettare.
Così essi si ricoprivano di polline che trasportavano poi da un fiore all'altro.
Dato che nei fiori erano presenti sia gli stami col polline sia i pistilli con gli ovuli, essi si trovarono involontariamente a provocare l'impollinazione e quindi la fecondazione e la produzione di semi.
Con l'impollinazione operata dagli insetti la sua dispersione è molto limitata.
Il vantaggio maggiore sta nel fatto che gli insetti portando il polline dal fiore di una pianta a quello di un'altra della stessa specie, realizzano la fecondazione incrociata.
Questa ha consentito una rapida evoluzione delle piante con fiori: il fiore ha assunto forme e colori e si è arricchito di essenza profumate e di nettare per richiamare l'attenzione degli insetti.
Gli insetti si sono poi evoluti (farfalle, api, calabroni..) e hanno preso abitudini che li hanno resi sempre più adatti a visitare i fiori per suggervi il nettare.

Il sodalizio fiore insetto
Tra gli insetti impollinatori forse le api sono le più importanti e diffusi.
Esse si nutrono principalmente di nettare per suggere il quale sono fornite di apparati boccali talvolta lunghi anche 2 cm.
I fiori visitati dalle api sono di solito gialli aranciati o azzurri in quanto questi sono i colori che esse più facilmente distinguono; un altro elemento di richiamo è costituito dal profumo.
I fiori sono spessi forniti di uno o più petali inferiori espansi a forma di lingua che servono come piattaforma di atterraggio per tali insetti.
Nella maggiior parte dei casi i fiori sono più o meno tabulari con la corolla fornita di macchie o striature che guidano l'insetto a suggere il nettare e a imbrattarsi di polline.
Per queste operazioni spesso i fiori sono forniti di meccanismi a bilanciere o a scatto che provocano la deposizione del polline su specifiche parti del corpo dell'insetto.
Seconde d'importanza come impollinatori (dopo le api) sono le farfalle e le falene (farfalle notturne).
Esse hanno lingue lunghissime che in condizioni di riposo tengono avvolte a spirale e che distendono quando suggono il nettare.
Sono guidate verso i fiori dagli stessi colori e dallo stesso profumo che guidano le api.
I fiori visitati sono di solito tubuliformi e mentre le farfalle si posano su di essi, le falene rimangono in volo stazionario.
Le falene sono attive nelle ore notturne perciò vengono richiamate da fiori molto profumati e dai colori molto chiari.
Molto diverso è il modo d'impollinare delle mosche e moscerini.
Questi insetti sono attratti dagli odori che emanano da sostanze in putrefazione dove di solito depongono le loro uova.
I fiori che si servono di tali impollinatori sfruttano questa loro caratteristica emanando odori fetidi.
Diverse piante per ragioni diverse, sono tornate all'impollinazione anemofila (per mezzo del vento) e altre si servono di altri animali come per esempio gli uccelli, altre piante ancora che vivono in acqua usano l'impollinazione idrofila (per mezzo dell'acqua).
Il fine delle piante rimane sempre uguale: riuscire ad assicurarsi l'impollinazione e la formazione del seme e la propria riproduzione.


Home Page | Terre dei Castelli | Uomo e Natura | Bevande | Animali domestici | Braille | Fotogallery | Libro degli ospiti | Mappa del sito


Terre dei Castelli | terredeicastelli@altervista.org

Torna ai contenuti | Torna al menu