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Terre dei Castelli > Vignola
I reperti archeologici appartenuti a etruschi, Liguri, Galli e Romani offrono testimonianza dell'avvicendarsi di varie popolazioni sul territorio di Vignola, ai piedi delle prime colline dell'Appennino emiliano.
La stessa denominazione "Vignola" deriva dal latino "vineola", piccola vigna, ad indicare la coltivazione della vite, in epoca romana largamente praticata sui terreni alluvionali del Panaro.
Le vicende del luogo sono legate alla storia romana ed etrusca fino all'anno 826, quando la "basilica" di Santa Maria in Tortiliano e il borgo vennero acquisite dal Monastero di Nonantola.
Il castello, inizialmente costruito a difesa degli abitanti dei luoghi e dei beni vescovili, divenne nei secoli roccaforte di controllo della via Claudia e del fiume Panaro.
In seguito al passaggio del territorio al Comune di Modena e alle numerose dispute tra le opposte fazioni, il controllo della città venne esercitiato lungamente dalla famiglia d'Este.
Nel 1401 Niccolò III d'Este donò ad Uguccione dei Contrari di Ferrara il castello e le sue adiacenze.
La signoria durò quasi 2 secoli, durante i quali venne ristrutturata la Rocca, fu innalzata una nuova cinta muraria e venne fatto erigere il Palazzo, oggi Boncompagni, antistante la Rocca.
Le vicende napoleoniche e repubblicane, dopo la definitiva caduta delle famiglie d'Este e Boncompagni, fecero di Vignola capoluogo di Cantone del Dipartimento del Panaro, ma con la Restaurazione del 1814 e il controllo autoritario del duca di Modena Francesco IV d'Austria, la situazione politica era precaria.
Molti vignolesi parteciparono ai moti del 1831, alle guerre d'indipendenza ed alle imprese garibaldine fino alla nascita dell'Unità Nazionale.
Malgrado i gravi danni subiti dalla cittadina durante il secondo conflitto mondiale (tra cui la distruzione del Ponte Muratori, oggi sostituito da un ponte in cemento armato) le attività di valorizzazione promosse nel dopoguerra fanno oggi di Vignola una località conosciuta per le sue floride attività economiche, artigianali e soprattutto agricole, con la promozione del settore dei frutti rossi che la rendono famosa ed apprezzata in tutto il mondo.
L'episodio più significativo della storia del nuovo Comune è legato alla celebrazione solenne del 20 ottobre 1872 del bicentenario della nascita dello storico Ludovico Antonio Muratori (1672-1750):
in questa occasione venne posata la prima pietra del ponte intitolato al Muratori, inaugurato nel 1876 e sul quale transitò poi la nuova tramvia Vignola - Bazzano - Bologna. Non funzionante a causa di un bombardamento del 1945, il ponte venne poi ricostruito ma venne distrutto dall'alluvione del 1966 e sostituito definitivamente con quello odierno in cemento armato, inaugurato nel 1969.
La tramvia fu sostituita nel 1938 dalla ferrovia elettrica Casalecchio - Vignola il cui servizio, sospeso in seguito ai gravi danni subiti nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, fu ripreso dopo la riparazione del ponte sul Panaro, per interrompersi alla fine degli anni '70 (il collegamento ferroviario Vignola-Bologna è stato riavviato come metropolitana di superficie).
La ferrovia Modena - Vignola inaugurata nel 1888 ha cessato definitivamente la sua attività nel 1970 e sulla ex sede ferroviaria troverà definitiva attuazione una pista ciclabile.
Nel dopoguerra, Vignola ha continuato l'attività di valorizzazione della tradizionale vocazione agricola basata sulla produzione della tipica frutta rossa e ha iniziato la sua crescita artigianale e industriale.
L'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro diede il titolo di "Città" a Vignola grazie alle sue caratteristiche storiche, sociali ed economiche.
Infatti, Vignola si mostra ai visitatori con un paesaggio naturale e uno sviluppo equilibrato dei settori economici ed un'ottima qualità delle produzioni agricole conosciute in tutto il mondo.
I luoghi d'Interesse sono:
La Rocca di Vignola
Sorta nel IX sec. come struttura difensiva dei beni del clero e in seguito arricchita delle tre torri merlate denominate "delle Donne", "del Pennello", e "dell'Orologio" all'epoca della famiglia dei Grassoni, con la signoria dei Contrari la Rocca fu trasformata in sontuosa dimora nobiliare, decorata ed affrescata ricalcando il modello delle dimore ferraresi della famiglia d'Este.
Nel corso dell'800 la Rocca fu sede degli uffici comunali, della bibliotecca e della Cassa di Risparmio.
Oggi la Fondazione Cassa di Risparmio di Vignola, oltre a gestire la manutenzione e valorizzazione della Rocca, ne ha fatto sede di importanti eventi culturali ospitati nelle eleganti sale del Castello.
Esse prendono i fantasiosi ed affascinanti nomi dalle decorazioni presenti nei vari ambienti, tutti riccamente affrescati all'epoca della signoria dei Contrari.
Possiamo così ammirare lo splendore della Sala dei Leoni e dei Leopardi, di quelle delle Colombe e degli Anelli, la suggestione della Cappella del piano Nobile, decorata con un prezioso ciclo di affreschi tardo-gotici, e le sale delle Dame, del Padiglione, degli Stemmi, dei Tronchi d'albero.
Nei sotterranei della Rocca, dopo uun giro negli alloggi degli armigeri e sui camminamenti che collegano le torri, si trova la bella Sala dei Contrari, oggi adibita a sede di convegni, conferenze ed altri eventi culturali.
Dal cassero è possibile ammirare Palazzo Boncompagni e la Piazza su cui esso insiste, con un suggestivo colpo d'occhio sul borgo di Castelvecchio.
L'Oratorio di Santa Maria fuori Porta Posterla si trova nella parte bassa della torre di guardia alla Rocca.
La Rocca di Vignola, "forte fabbrica all'antica con due recinti di mura con tre torri e diverse altre comodità" si presenta al visitatore come un imponente quadrilatero, prodotto finale di tante fasi costruttive ed in particolare di quelle apportate dai Grassoni prima e dai Contrari poi, che l'hanno trasformata da roccaforte ad imponente residenza nobiliare.
Palazzo Boncompagni
Palazzo Boncompagni sorge su un lato della piazza dei Contrari antistante la Rocca.
Realizzato intorno al 1566-67 per volere di Ercole Contrari, fu edificato su progetto del noto architetto vignolese Jacopo Barozzi, del quale portò inizialmente il suo nome, e presenta un corpo centrale e due laterali, con portale a bugnato.
Solo in seguito, passato alla famiglia Boncompagni, venne finalmente restaurato nel 1880 dopo anni di incuria.
Infatti, grazie all'interessamento del principe Antonio Boncompagni Ludovisi, venne affidato ai pittori modenesi Fermo Forti e Angelo Forghieri, che si occuparono di affrescarlo elegantemente.
Gioiello architettonico all'interno dell'edificio è la scala a chiocciola a pianta ovale costruita da Bartolomeo Tristano su disegno del Barozzi, con le sue eleganti decorazioni e il suggestivo effetto ascendente della spirale.
Oggi è proprietà della Parrocchia di Vignola e vi ha sede il Circolo ACLI.
Torre Galvani e giardino pensile
La torre dei Galvani con il caratteristico galletto segnavento è la sola sopravvissuta delle quattro torri anticamente inserite nella cerchia delle mura che prendevano il nome dalle famiglie che ne avevvano la custodia: la "Fontana" o del Cannone, la "Moreni", la "Emiliani" e la "Galvani", appunto.
Oggi è di proprietà privata.
Costruita da Galvani, la famiglia ferrarese da cui prende il nome è collegata alla residenza signorile da un ponte balaustrato in cotto.
Ancora oggi si può intravedere dalla strada, Via Soli, il giardino pensile nato come hortus conclusus alla fine del XVI secolo e trasformato all'inizio del 1800 in un giardino neoclassico.
Importante il secolare galletto segnavento simbolo dei Galvani che spicca sulla sommità della Torre.
Chiesa Parrocchiale dei SS. Nazario e Celso
Lungo via Garibaldi si può ammirare la Chiesa Parrocchiale.
La sua edificazione risale al XIII sec. ma moltissimi sono gli interventi subiti nel corso della sua storia e l'aspetto attuale, che si presenta oggi con una facciata in stile classico con colonnati e capitelli corinzi sormontati da un frontone con decorazioni a cornice.
In origine costruita nelle immediate vicinanze del Castello, all'epoca di Uguccione dei Contrari la chiesa fu ricostruita ed ampliata entro le mura del castello.
In seguito venne restaurata e ampliata divverse volte, prima in stile corinzio su disegno di Zaccaria Pellini, poi ridotta a forma basilicale dal Toschi, poi ancora dal Costa che la ampliò e fece abbbattere il vecchio coro e la sagrestia.
L'interno suddiviso in tre navate ospita opere importanti: dipinti di Elisabetta Sirani, Francesco Stringa, Fermo Forti e altri esponenti della scuola bolognese del XVI e XVII secolo.
Nell'abside "Martirio dei S.S.Nazario e Celso" di Narciso Malatesta c'è sotto l'altare la Pietà in bronzo dello scultore vignolese Ivo Soli.
Nella navata destra c'è un prezioso organo Traeri.
L'attuale campanile alto 54 metri fu iniziato nel 1834 e inaugurato nel 1842 insieme alla chiesa ristrutturata.
Santuario della Madonna della Pieve
Si trova alla periferia della città, a lato della strada per Marano sul Panaro.
La tradizione la vuole fondata su un tempio pagano da Liutprando, re dei Longobardi.
Fu intitolata a "San Martino in centum ripis", a causa del dissesto orografico ed idrografico del luogo.
Crollata quasi completamente nel 1400, venne riedificata nel 1665 sotto forma di oratorio, conservando dell'antica pieve romanica solo alcune absidi con volta a sesto acuto, gli attacchi della arcate, con semicolonne in cotto e capitelli svasati.
Nell'abside di mezzo si intravedono due frammenti in pietra con rilievi a treccia, testimonianze di un più antico edificio.
Visitando l'edificio, innestato lateralmente alla canonica, se ne può apprezzare il lineare stile seicentesco: il portico che lo precede, il piccolo campanile e, nel tempietto dedicato alla Beata Vergine della Pieve, una statua risalente al XIII secolo raffigurante la Madonna in trono col Bambino.
Chiesa di Santa Maria in Tortiliano
Attualmente la proprietà privata, la Chiesa di Santa Maria in Tortiliano detta "La Rotonda" si trova sul Poggio Ericino.
Il tempietto, già esistente nell'826 e in seguito restaurato secondo i modelli architettonici rinascimentali, ha rigorosa pianta circolare ed appare formato da due cilindri sovrapposti.
All'interno si trovano un affresco con la "Madonna in trono con il Bambino e donatori" ed altre decorazioni del XVIII sec., oltre allo scudo gentilizio della famiglia Moreni.
Veduta aerea del castello
Sulla sinistra della facciata si apre l'androne d'ingresso anticamente difeso da ponti levatoi, fossato, portoni e saracinesche di cui restano oggi due
portoni e le vestigia del resto. Sulla destra si innalza la torre del Pennello, dietro ad essa, nell'angolo del quadrilatero che guarda il fiume Panaro,
la torre delle Donne ed ultima la torre denominata di Nonantola: la più antica ed imponente.
Sulla mura esterna che corre tra questa torre e l'androne d'ingresso si apre un bastione arrotondato chiamato Rocchetta, che per la forma singolare, si
distacca dalla rimanente struttura architettonica.
La Rocca, edificata su roccia calcarea, comunemente chiamata "tufo" a strapiombo sul fiume, si configura oggi disposta su cinque piani, dai sotterranei,
dove si trovano le Sale dei Grassoni e dei Contrari, ai camminamenti di ronda.
Per quanto concerne le sale e la loro funzione d'uso, al piano terreno si aprono quelle riservate alla rappresentanza, cioè adibite ai momenti pubblici
ed ufficiali della vita di corte: banchetti, feste, musica, teatro, amministrazione della giustizia. Il primo piano era, invece, dedicato al privato, agli
appartamenti dei signori e dei loro ospiti. Al livello superiore sono le stanze probabilmente utilizzate per gli alloggi della servitù e delle truppe di
stanza, alla Rocca, ma anche i locali di servizio, indispensabili in un edificio di tali dimensioni.
Via Bonesi
Aperta a metà del 400 è l'unica via ad avere i portici su entrambi i lati.
Nel Medioevo era chiamata la "contrada di mezzo" o anche "spezierie" perchè si trovavano due farmacie e ci abitavano le famiglie più ricche e antiche di Vignola.
Dal Rinascimento sotto i portici ebbe sede il mercato settimanale e si svolse qui fino al 1939 la vendita dei bozzoli da seta.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale la via è stata intitolata al giovane antifascista Vermilio Bonesi.
Casa Natale di Ludovico Antonio Muratori
Situato in centro storico, in Via F. Selmi 2, l'edificio ha dato i Natali all'importante storico e letterato Ludovico Antonio Muratori (1672-1750).
Nel corso degli anni ha subito adattamenti e trasformazioni: al primo piano è stato ricostruito con gli arredi d'epoca "lo studiolo di Muratori", il piano terreno è adibito a spazio espositivo ed ospita mostre di artisti provenienti da tutta Italia, organizzate dall'associazione culturale Amici dell'Arte.
La Via a lato, che oggi è dedicata a lui, era dette "del guazzatoio" per la presenza di un pozzo usato per abbeverare i cavalli.
Recentemente restauraato l'edificio ospita la scuola di musica comunale dove ogni anno si svolgono corsi di canto tenuti da Mirella Freni.
Loggiato cinquecentesco
Portato a compimento verso il 1568, per volere del Conte Ercole Contrari "Il Vecchio", fu centro dell'attività affaristica e mercantile della città.
Nel 700 in particolare vi furono collocati i magazzini dei mercanti di grano.
Un'interressante meridiana fu costruita a metà dell'800 e oggi ne restano le tracce sul pavimento e sulla parete nord, a fianco dell'ingresso della Rocca.
I luoghi da visitare sono:
Centro storico di Vignola
Casa di Ludovico Antonio Muratori
Via Bonesi
Santuario della Madonna della Pieve
Chiesa di San Michele Arcangelo a Campiglio
Villa Tosi - Bellucci
Museo civico
Spazio espositivo Cantieri - Cantelli
Villa Municipale con Acetaia
Ecco le principali Manifestazioni:
Festa dei Ciliegi in Fiore: Aprile
Extratipici: Maggio, biennale - anni dispari
Vignola è tempo di Ciliegie: ultimo weekend di maggio - primo weekend di Giugno
Jazz in'it: fine giugno
Rocca in Musica: domeniche di giugno
Estate a Vignola: Luglio - Settembre
Autunno Vignolese...Sapori in Festa: primo weekend di Ottobre
Natale a Vignola: Dicembre
Bambinopoli: terzo weekend di Settembre
Sagra di "Balos" e di "Lumegh": terzo weekend di Ottobre
Mercatino dell' Art - Ingegno: terzo Sabato di ogni mese, escluso Agosto
Associazione strada dei Vini e dei Sapori "Città Castelli Ciliegi"
del territorio tra Bologna e Modena
Sede e uffici:
Via Tavoni, 20 - 41058 Vignola (MO)
Tel: 059/776711/776879 - Fax: 059/7702930
www.cittacastelliciliegi.it
E-mail: info@cittacastelliciliegi.it
DAL LIBRO "DECENNALE DEL LIONS CLUB DI VIGNOLA E CASTELLI MEDIEVALI"
Alla fine del 1300 Vignola era un Castello, cioè un paese fortificato come tanti altri.
Era passata dai modenesi ai Bolognesi, dai Guelfi ai Ghibellini, era stata dominata dalla famiglia Grassoni e dal Conte Giovanni da Barbiano, mentre i Vignolesi cercavano di mantenere le autonomie civili e amministrative ottenute al tempo del governo comunale.
Il territorio compreso entro le mura era quello che i Vignolesi ancora oggi chiamano Castelvecchio, comprendeva le attuali piazze Cavour, piazza Boncompagni, via Belvedere, via Castelvecchio, via Pusterla e via tufo.
Le mura correvano dalla torre di Nonantola in linea retta alla torre Fontana le cui fondazioni si vedono ancora, dalla parte del fiume, sotto l'attuale casa posta al numero 3 di via Belloi, passavano cioè dall'odierna torre dell'orologio, dove era l'ingresso al castello coi ponti levatoi e tagliavano a metà l'attuale via Belloi.
Davanti a queste mura costruite in ciotoli di fiume e a cortina semplice era scavato il fossato, nell'area occuppata dai fabbricati posti sul lato sud delle attuali vie Barozzi e Muratori.
Gli altri lati dell'abitato erano difesi dal naturale strapiombo, che dava sul fiume.
Nel 1401 Nicolò III (Signore di Ferrara) non ancora maggiorenne regalò all'amico Uguccione Contrari il Castello di Vignola che elevò al titolo di contea e al quale assoggettò sedici comunità con un territorio che andava da Savignano a Monfestino; diede al Contrari oltre il titolo di Conte, piena autorità di spada e molti privilegi e affrancò completamente Vignola da Comune di Modena.
L'importanza di tale nomina era importantissima, infatti, bisogna considerare che Vignola in quegli anni rivestiva un'enorme importanza militare a difesa dei territori estensi del Modenese, specialmente contro bologna che stava per cadere in mano ai Visconti.
Nel 1402 Uguccione Contrari venne nominato da Nicolò Capitano Generale dell'esercito estense, carica che tenne per lungo tempo.
Nel 1413 sostituì Nicolò III, recatosi pellegrino in Terra Santa, nel governo dello Stato Estense col titolo di vice-marchese e fu in varie missioni diplomatiche suo luogotenente e procuratore, finchè spentosi Nicolò nel 1441, si ritirò a vita privata a Ferrara dove morì nel 1448.
Vignola era diventata capitale di un feudo ampio e popoloso e abbastanza ricco; in pratica voleva dire che le risorse della zona, invece di prendere la via di Ferrara, potevano essere reinvestite a Vignola.
Il suo primo Signore, però, oberato dagli incarichi avuti dall'Estense, pur avendo dato con grida e statuti un preciso ordinamento amministrativo e giudiziario al suo feudo, non aveva potuto risiedere stabilmente in Vignola.
Furono i suoi figli Nicolò e Ambrogio che, allontanatisi dalla fastosa corte di Borso d'Este, presero stabile dimora a Vignola, ponendovi la loro corte e conducendovi alcune famiglie ferraresi fra le quali la nobile famiglia dei Galvani.
Nicolò e Ambrogio Contrari intrapresero l'opera che era già stata nell'intenzione del padre; Ugiccione aveva provveduto a dare al suo stato una precisa struttura amministrativa, essi diedero alla capitale del loro feudo una nuova struttura urbanistica e difensiva.
Due fatti avavano reso necessarie queste nuove costruzioni: vignola, divenuta capitale di feudo, aveva accresciuto molto la sua popolazione tanto che non trovava più posto, altro che in minima parte, all'interno delle mura e inoltre il crescente impiego delle armi da fuoco costringeva a modificare le opere difensive con concetti totalmente nuovi.
Perciò Lionello d'Este, successore di Nicolò, esonerava, con il suo decreto del 7 Ottobre 1448, i Contrari e i Vignolesi da ogni gravame finchè non avessero finito le opere difensive progettate.
Si costruì una nuova cinta di mura dotate all'interno di un terrapieno di grandissimo spessore, affinchè le armi da puoco non potessero aprire in esse alcuna breccia; furono le prime, in provincia di Modena, ad essere costruite secondo tali moderne concezioni e il tratto rimasto è oggi, sempre in provincia di Modena, l'unico esempio di tale tipo di opera difensiva.
Le nuove mura triplicavano la superficie del Castello di Vignola; partivano dall'antica torre dei Fontana e su un terreno, eroso in seguito dal fiume, si congiungevano al tratto che ancora ogi rimane, tagliando l'attuale Via Portello.
Arrivavano poi alla torre Moreni, allora alta e quadrata, e volgendo ad angolo retto passavano com ampio arco, per la torre Galvani, ancora oggi esistente, per la torre della porta maggiore, a cavallo dell'attuale via Garibaldi, e giungevano tagliando l'attuale piazza Carducci, alla torre Emiliani trasformata in seguito nell'abitazione d'angolo oggi esistente fra piazza Carducci e via Ponte Muratori.
Di qui, piegando ad angolo retto verso sud, arrivavano contro il fianco dell'attuale ex-chiesa di San Pietro da dove, volgendo di nuovo ad angolo retto verso est, finivano sulla sponda scoscesa del fiume.
In quest'ultimo tratto l'ampio terrapieno delle mura costituiva il giardino della Rocca che unito ad essa da un ponte levatoio, degradava verso est arrivando alle scuderie trasformate ai giorni nostri nella casa e nella distilleria Sanley.
Per immaginare tale cinta di mura bisogna togliere tutti i fabbricati posti fra via Soli, via Fontana, piazza Carducci, via Selmi da un lato, corso Italia, via Ponte Muratori dall'altro e al loro posto porre il terrapieno, le mura e il fossato; bisogna inoltre immaginare, nel tratto iniziale di via Garibaldi, la porta maggiore con le torri interna ed esterna e fra esse i ponti levatoi.
Nello stesso tempo i contrari ricostruirono completamente la Rocca,fu lasciata la torre di Nonantola, che venne rialzata, e i tratti di mura nord ed est.
Sui lati sud e ovest venne riedificato il corpo principale, poderoso dal punto di vista militare, ma nello stesso tempo adatto ad accogliere l'abitazione del signore.
Sul lato nord venne aggiunta la rocchetta che, a mezzo di un ponte levatoiio, dava direttamente nel giardino prensile e da qui, o sulle mura delle nuova cinta difensiva o alle scuderie.
L'ingresso principale fu munito di torrette, ponti levatoi, porte ferrate e saracinesche.
Ma i Contrari, abituati all'eleganza e alla fastosità della corte estense, vollero ingentilire la severità militare della loro abituazione.
La Rocca fu completamente intonacata e dipinta.
Di queste decorazioni esterne ben poche tracce rimangono oggi, ma sufficienti per farci immaginare come dovesse apparire la Rocca di Vignola a colui che, recandosi ad essa, la vedeva apparire da lontano.
L'aver voluto decorare in così leggiadra maniera una fortezza, rimane comunque un fatto singolare e rarissimo, perchè pochissimi edifici di tale epoca e di tale tipo avevano questa particolarità.
Inoltre, tutte le vie del paese, almeno su un lato, erano dotate di un portico, all'infuori di quella centrale che conduceva alla porta di Castelvecchio e questo per ovvie ragioni di sicurezza; infatti anche davanti alla porta maggiore del paese era stata lasciata un'ampia mezzaluna, ora corso Italia, sgombra da alberi e fabbricati, perchè nessuno potesse avvicinarsi alla porta senza essere osservato.
Da un punto di vista urbanistico, Vignola a cavallo del XV e XVI secolo, era forte e sicura nelle sue difese, leggiadra e piacevole nella sua estetica.
Anche la vita che si svolgeva a Vignola in quel periodo doveva essere ispirata alle stesse caratteristiche.
Bisogna pensare che i Contrari erano assai intimi degli Estensi per antica e sicura amicizia e per parentela; bisogna pensare che la corte Estense, in questo stesso periodo, era fra le più fastose d'Italia, che ad essa confluivano i maggiori intelletti dell'epoca e che i signori di Ferrara erano assai solleciti nel promuovere attività economiche che procurassero benessere e prosperità ai Ferraresi.
E' logico credere che i Contrari, avendo posto la loro residenza e la loro corte a Vignola, cercassero, nel limite delle loro possibilità, di emulare la corte e i signori di Ferrara.
Essi potenziarono il mercato di Vignola che si svolgeva come oggi al Giovedì.
Per un certo periodo si tenne anche un mercato al Lunedì tanta era l'affluenza delle merci e l'importanza di Vignola come luogo di scambio.
A Vignola scendevano infatti i montanari portando castagne, formaggi di pecora e capra, lana e panni di lana, utensili di legno come vasi, mestole e pale, che scambiavano con frumento e altri grani portati dal Mantovano, dal Ferrarese e dalla bassa Modenese.
In tale periodo, nel giorno di mercato, si scambiavano anche partite di olive e olio di oliva perchè le colline vignolesi avevano anche questa coltivazione.
Fiorente era il mercato del filugello (baco da seta) o pavaglione e dal 1° Novembre a tutto il carnevale si teneva il mercato dei maiali nella mezzaluna fuori dalle mura.
Sicuramente sorse nei Vignolesi la vocazione alla mercatura dato che molti di loro cominciarono a tenere magazzini e granai e a comperare i prodotti della pianura per venderli al monte e viceversa.
Il mercato di Vignola divenne, dopo a quello di Modena, il principale della zona.
Esistevano due fiere: una che si apriva il 28 luglio e durava tre giorni e un'altra, la principale, che si apriva, al suono della campana maggiore della chiesa, a mezzogiorno del 20 Settembre e si chiudeva, sempre con lo stesso segnale, al mezzogioorno dell'ottava giornata.
queste fiere erano molto rinomate e ad esse affluivano in grande quantità, oltre ad altre svariate merci, buoi grassi e da lavoro, vacche e vitelli provenienti in gran parte dal Cremonese, dal Bresciano e dal Bergamasco.
Il servizio d'ordine era tenuto, a turni giornalieri, dai militi di Vignola, Savignano, Montombraro, Montecorone, Montorsello e Monfestino, tutti in sgargianti uniformi di diverso colore.
Una compagnia a cavallo era pronta in Rocca per ogni evenienza, mentre un scelto manipolo di questa, col comandante, faceva da scorta e da corteo al signore quando questi visitava la fiera e si mescolava col pubblico.
In tale periodo infatti, per divertimento, venivano a Vignola anche molti nobili dal Bolognese e dal Modenese in modo che gli affari si mescolavano con le feste e al frastuono dei mercanti si univano le musiche e i balli.
Gli affari creavano la necessità di denaro liquido e la religione cattolica vietava in quel tempo ai cristiani di prestare denaro ad interesse, così i Contrari permisero che alcuni Ebrei venissero ad abitare a Vignola assicurando loro massima libertà di culto e di pensiero e ordinando che fossero trattati come cittadini vignolesi.
La Comunità dovette impegnarsi a difenderli da ogni violenza mentre essi furono obbligati ad usare ai cittadini della Contea di Vignola un trattamento di favore: l'interesse sulle somme prestate era del 25% per il Vignolesi e del 30% per i forestieri.
Questi Ebrei andarono ad abitare ai n. 10 e 12 dell'attuale via Barozzi che da allora fu chiamata via degli Ebrei.