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Barozzi

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Jacopo Barozzi detto Il Vignola:

L'architetto Jacopo Barozzi è nato il primo ottobre del 1507 a Vignola da Bartolomeo Barozzi originario di Cesara (piccolo paese sul lago d'Orta oggi in provincia di Verbania).
La madre per quanto sappiamo era figlia di un condottiero tedesco.
La famiglia si era poi trasferita dal distretto novarese a Vignola per scappare dalle guerre e agli scontri che persistevano nel ducato di Milano.
Questo personaggio ha reso la città di Vignola famosa per le opere da lui realizzate.
Erano dei Robottini o Robotini (termine dialettale vignolese e modenese che significa ciabattino, calzolaio).
Infatti tra i beni che i Barozzi avevano in affitto dai Contrari che erano i feudatari di Vignola, c'era una bottega per la conceria posta sotto il ponte di Castelvecchio dove i Barozzi avevano anche una casa.
La bottega passò in eredità a Jacopo Barozzi e ai suoi fratelli: Filippo (faceva il mestiere del calciolaro o scudellaro) e Guarnerio (faceva il pittore).
Nel 1519 in seguito alla morte del padre Jacopo Barozzi lasciò Vignola e andò a Bologna per studiare lo studio della pittura.
Si sposò e dal suo matrimonio nacque una figlia (non ne conosciamo il nome) che andò in sposa al pittore bolognese Giovanni Battista Fiorini e due figli: Bartolomeo e Giacinto che si occupò ad alcuni progetti di suo padre e poi in seguito si interessò di ingegneria militare.
Gli anni in cui Jacopo visse a Bologna ebbero molto importanza per la sua crescita culturale e professionale.
Qui infatti Jacopo venne a contatto con il vivace ambiente intellettuale e artistico in quanto Bologna era una delle città più colte e cosmopolite d'Europa e in quegli anni del Cinquecento erano presenti altri artisti come Raffaello, Bramante, Leonardo, Sebastiano Serlio, Baldassarre Peruzzi...
Jacopo studiò disegno e pittura ma ebbe una grande vocazione per l'architettura e per lo studio delle regole grafiche e della prospettiva lineare.
La sua prima opera risale al 1534 in cui frate Damiano Zambelli da Bergano tradusse un suo soggetto che raffigura Mosè salvato dalle acque per la chiesa di San Domenico a Bologna.
Su commissione di Francesco Guicciardini che era governatore della città, Barozzi fece molti bozzetti che vennero inviati a Firenze per ottenere altre tarsie.
L'architetto fu portato anche per la pittura e per il disegno come ricorda Vasari che afferma che il Vignola continuò a praticare tale arte per tutta la sua vita.
In merito a questo ricordiamo che ebbe almeno un allievo che poi divenne il noto ritrattista bolognese Bartolomeo Passerotti.
Successivamente verso il 1538 il Vignola si trasferì a Roma e si guadagnò da vivere come pittore di stendardi e bandiere.
Come pittore collaborò con l'architetto Jacopo Meleghino già divenuto socio di Peruzzi ai lavori del Belvedere in Vaticano.
Nel 1540 l'abate Francesco Primaticcio gli diede il compito di approntare i calchi in gesso di alcune statue antiche per il re di Francia Francesco I.
Nel 1541 Barozzi venne nominato architetto e ingegnere di San Petronio ma assunse il proprio mandato nel 1543 dato che prima nel 1541 era alla corte del re di Francia con il Primaticcio, Sebastiano Serlio e Benvenuto Cellini dove dipinse prospettive e a più riprese si occupò della fusione delle statue in bronzo per la reggia di Fontainebleau.
Oltre al progetto mai realizzato della facciata, Barozzi fece per San Petronio il ciborio dell'Altare Maggiore e propose un disegno per l'Altare del Santissimo Sacramento approvato dai fabbricieri e poi liquidato come inaccettabile.
Nel 1547 fece un progetto riguardo alla fabbricazione di un ponte sul torrente Samoggia e lo presentò al Reggimento di Bologna e l'anno dopo venne incaricato della ricostruzione e prolungamento del Navile dal ponte di corticella a Bologna infrastruttura molto importante che conduce le acque del canale dentro le mura.
Nel 1549 ottenne dal senato la cittadinanza bolognese ma alla fine di marzo del 1550 fu rimosso dall'incarico in San Petronio.
Nello stesso anno si trasferì a Roma e fece i lavori per la tomba di papa Paolo III Farnese.
Tra il 1551 e il 1555 si occupò del cantiere di Villa Giulia a Roma per il nuovo pontefice Giulio III, ritenuto da tutti uno dei suoi capolavoro.
Villa Giulia a Roma si caratterizza per l'elegante esedra porticata che si affaccia sul giardino privato ed il ninfeo, realizzato in seguito da Ammannati.
Tra il 1551 e il 1553 il Vignola costruì la chiesa a pianta ovale di Sant'Andrea sulla via Flaminia che assomigliava ai sepolcri romani che costeggiavano le vie consolari di accesso all'Urbe per le sue forme e dimensioni.
L'opera divenne presto un modello per intere generazioni di architetti.
Nell'agosto 1554 Jacopo Barozzi andò a Norcia e tracciò la pianta della Castellina che era la fortezza edificata su richiesta del comune a Giulio III e costruita tra il 1554 e il 1630 su disegno di Barozzi.
Fu intorno a quegli anni che il Vignola consolidò i rapporti con i componenti della famiglia Farnese.
Furono loro infatti, a commissionargli la proggettazione e costruzione dei palazzi di Roma, Piacenza e Caprarola.
Dopo che fu morto Paolo III, il cardinale Ranuccio Farnese lo chiamò a finire il palazzo romano iniziato nel 1514 da Antonio da Sangallo il Giovane e dopo la sua morte affidato a Michelangelo.
Oggi questa bellissima dimora è sede dell'ambasciata di Francia e si trova vicino a Campo dei Fiori.
Successivamente a Piacenza Margherita d'Austria (figlia di Carlo V e moglie del duca Ottavio Farnese) ebbe bisogno del Vignola per edificare la nuova residenza ducale sul sito della trecentesca cittadella viscontea.
L'opera rimase incompleta.
Nel 1556 a Caprarola il Vignola per conto del cardinale Alessandro Farnese trasformò in una sontuosa residenza signorile la struttura fortificata a pianta pentagonale realizzata su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane e di Peruzzi.
Ma in un ventennio circa il Vignola ridisegnò la fisionomia del piccolo borgo di Caprarola ideando la via centrale in prospettiva assiale con il palazzo e pianificando nuove costruzioni come ad esempio la chiesa di San Marco, l'ospedale di San Giovanni e la case di Paziello e Mariani.
Inoltre il Vignola progettò due ponti per superare il dislivello tra i diversi colli su cui sorge l'abitato, elevò la quota stradale dell'antica via medievale e disegnò una nuova strada che portava direttamente al paese senza andare per Ronciglione.
Caprarola è un esempio di equilibrio raggiunto tra architettura, morfologia del posto e paesaggio.
Il Vignola si dimostrò quindi un bravo ingegnere idraulico e sfruttò per il meglio l'acqua sorgiva incanalata in impianti di adduzione per alimentare le fontane dei giardini, e l'acqua piovana convogliata e incamerata con sistemi di drenaggio in apposite cisterne dislocata nel bosco e nel livello di raccordo tra giardini bassi e parco.
Anche all'interno del palazzo l'acqua veniva accumulata con un chiusino messo al centro del cortile circolare che la faceva confluire dentro un pilastro a forma di fungo scavato all'interno di un tufo con funzione di serbatoio.
Un'altra dimostrazione della bravura del Vignola nel campo idraulico ci fu nel marzo 1559, mese in cui fece perizie sul Canale Naviglio e sul ponte di pietra sul torrente Parma.
In Aprile gli fu riconosciuto un compenso per avere visionato gli archi dell'acquedotto di Perugia.
Nel 1562 progettò un emissario artificiale per il lago di Vico cha abbassandone la quota massima aveva le importanti funzioni di bonificare i terreni vicini soggetti a esondazioni e aumentare la superficie coltivabile.
Nel 1564 morto Michelangelo, il Vignola venne nominato secondo architetto della fabbrica di San Pietro al fianco di Pirro Ligorio.
Sempre nel 1564 dopo essere stato a Parma e a Piacenza il Vignola prima di tornare a Caprarola si fermò a Bologna presso la figlia e il genero.
In questo periodo fece un altro dei suoi capolavori: il progetto della facciata del Palazzo dei Banchi a Bologna eretta tra il 1565 e il 1568.
Anche qui il Vignola dimostrò grande abilità a trasformare i vincoli delle strutture già esistenti in nuovi spunti per rendere armoniosi il progetto.
Per fare qualche esempio, la facciata rivestiva e sopraelevava il portico quattrocentesco conservandone le vecchie volte a crociera e inglobandone i pilastri, per aprirsi con due alti voltoni su via Clavature e via Pescherie, le due strade più importanti in ambito commerciale, rimanevano così connesse alla piazza.
A partire dal 1569 in poi il Vignola e suo figlio Giacinto fecero parte del Consiglio dei 100, il senato romano, come rappresentanti del rione dell'Arenula (Regola) quartire in cui abitavano e in cui sorgeva il Palazzo Farnese.
L'ultima grande opera che fece prima di morire fu la chiesa romana dei gesuiti.
Tra il 1568 e il 1572 fece diversi progetti per il Gesù, la prima chiesa monumentale caratterizzata da uno stile formale e liturgico diffusosi dopo il Concilio Tridentino nello spirito della Controriforma.
Nel 1571 il cardinale Farnese decise di non realizzare la facciata secondo il disegno del Vignola ma preferì un progetto di Jacopo della Porta.
Il 7 luglio 1573 Jacopo Barozzi morì a Roma al ritorno di una missione a Città di Castello dove era andato su richiesta di Gregorio XIII per fare alcuni rilievi e disegnare una mappa
riguardante differenze di confine insorte tra il Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa.
Il Vignola fu sepolto nel Pantheon dove riposavano le spoglie di Raffaello Sanzio.
Fu universalmente riconosciuto come uno dei più importanti architetti del Cinquecento italiano ma ricordiamo ancora che fu un bravo pittore, cartografo e ingegnere idraulico e che aveva anche un grande ingegno pratico nella teoria della prospettiva e nell'arte del costruire.
Ovviamente è necesario ricordare tutti gli edifici minori in cui prestò consulenza e fornì progetti operando spesso su cantieri di altri rimasti incompiuti.
Citiamo il Palazzo Barozzi che si trova nella sua natia vignola che per la sua realizzazione Barozzi assicurò la propria consulenza al conte Ercole Contrari il Vecchio che ne volle la costruzione.
Tanti sono i palazzi, chiese e edifici che i biografi suoi contemporanei gli attribuiscono.
Anche la progettazione della scala a chiocciola di Palazzo Contrari - Boncompagni a Vignola è da attribuire al Vignola che del resto, riproduce moduli e stilemi presenti nell'architettura di altre sue opere.
Il Palazzo Barozzi o Palazzo Boncompagni è situato su un lato della piazza dei Contrari di fronte alla Rocca.

Il nome del Vignola è legato anche a due testi importantissimi di teoria dell'architettura e del disegno prospettico che fecero molta fortuna nel corso dei secoli.
I testi si chiamano:

la Regola delli cinque ordini di architettura: data alle stampe nel 1562.

le Due regole della prospettiva prattica: furono pubblicate postume nel 1583 a cura di Egnazio Danti (scienziato e cosmografo perugino) che arricchì il testo con i suoi commentari.


Il 2007 è stato per Vignola un anno di molti anniversari e ricorrenze:
sono stati 500 anni dalla nascita di Jacopo Barozzi;
100 anni dalla morte di Alessandro Plessi;
100 anni dalla fondazione dell'Unione Sportiva Vignolese;
50 anni dall'apertura dell'Oratorio Parrocchiale;
Ricordiamo che il Gruppo Mezaluna in particolare Mario Menabue è stato impegnato in molte iniziative spesso in collaborazione con altri Enti o Associazioni.
Le riportiamo qui di seguito:
A Marzo c'è stata la presentazione della rivista "Gente di Panaro".
Presentazione della "Cronaca Galli" e descrizione della situazione di Vignola nella seconda metà del 700.
A Marzo e Aprile c'è stata una mostra fotografica sulle opere di Jacopo Barozzi riprodotte su varie cartoline illustrate di varie parti d'Italia.
Ad Aprile e Maggio c'è stata una mostra fotograficaa su edifici importanti del 500 situati in campagna e sulle colline della nostra zona.
A Maggio c'è stata la presentazione del volume "Cento anni di Sport" pubblicazione sulla storia dell'unione Sportiva Vignolese in collaborazione con "A.S.D. Vignolese 1907".
A Settembre c'è stata la presentazione del volume "L'Oratorio compie 50 anni", in collaborazione con la parrocchia di Vignola.
A Dicembre c'è stata la presentazione del volume "Vignola per il Vignola", che parla delle celebrazioni di vignola nel 1907 e ricorda il 400° anniversario della nascita di Jacopo Barozzi.
A Dicembre c'è stata la presentazione della medaglia ufficiale commemorativa del 500° anniversario della nascita di Jacopo Barozzi realizzata dal Signore vignolese Enzo Venturelli.

Inoltre, il Gruppo Mezaluna ha ritenuto opportuno rinviare l'uscita del volume su Alessandro Plessi che è stato un uomo di cultura e uno storico, Sindaco di Vignola per tanti anni, cofondatore della Cassa di Risparmio di Vignola, dell' Asilo infantile, della biblioteca comunale.
Il volume sarà presentato al pubblico il 1° Aprile 2008 insieme al 10° numero della rivista "Gente di Panaro".


E' finito l'anno Barozziano con molte iniziative.
Il Gruppo Filatelico "Città di Vignola" (Associazione di Vgnola più antica dopo l'Unione Sportiva vignolese) ha aperto le manifestazioni con una mostra Filatelica dall'8 al 10 Dicembre 2006 assieme ad una cartolina annullata con un bollo postale illustrato con un' immagine del Barozzi tra i capitelli dei suoi 5 ordini d'archittettura.

Invece, per la mostra filatelica che si è tenuta dal 29 Settembre al 7 Ottobre 2007, è stata distribuita una cartolina e usato un annullo postale illustrati con la targa realizzata da Giuseppe Graziosi nel 1907, posta sul fronte del Palazzo Boncompagni.

Il primo di Ottobre è uscito il francobollo commemorativo dedicato a Jacopo Barozzi (detto il Vignola), illustrato da un suo ritratto sullo sfondo della scala regia del Palazzo Farnese di Caprarola, il suo capolavoro.
Il francobollo è stato messo sulla cartolina ricordo realizzata per l'occasione e annullato col bollo postale illustrato.

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